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IL 33° CONGRESSO IFMS A VERONA

L'unione fa la forza

In un periodo in cui le parole si sprecano c’è un termine in uso tra gli alpini che non deve rimanere astratto ma messo in pratica quotidianamente. Questo vocabolo, prezioso e irrinunciabile, è “unione”, perché il nostro sodalizio non concede nulla al caso, alla storia, alla diversificazione, all’età, al tempo.

Lo scorso fine settembre la splendida Verona ha ospitato il 33º Congresso Ifms, la Federazione che riunisce le associazioni dei soldati di montagna di 11 nazioni: Italia, Stati Uniti, Spagna, Francia, Austria, Germania, Svizzera, Slovenia, Bulgaria, Montenegro e Polonia.
L’evento ha coinvolto la Sezione di Verona insieme alle autorità civili e militari, su tutti il gen. C.A. Giuseppenicola Tota, che ha gentilmente concesso la sede del Comando delle Forze Operative di Supporto. C’erano il sindaco Federico Sboarina, il Presidente nazionale Sebastiano Favero e il vice comandante Comfoter Spt, gen. D. Claudio Rondano. Il Segretario generale della Federazione, Renato Genovese, ha aperto ufficialmente i lavori del Congresso:
la cornice del prestigioso Palazzo Carli unita alla presenza delle delegazioni estere con familiari e la partecipazione di tanti alpini della Sezione di Verona con il vessillo sezionale e i gagliardetti dei Gruppi hanno dato lustro alla cerimonia. Gli oratori hanno sottolineato innanzitutto l’amore comune per le montagne e l’orgoglio di adempiere i propri doveri militari e alpini, che unisce soldati di montagna in congedo e in attività, accomunati nella dedizione alla difesa della propria Patria e, allo stesso tempo, nell’impegno convinto a favore della comprensione tra i popoli, spirito che è la base della Federazione Internazionale dei Soldati di Montagna. L’evento è anche un’occasione di confronto sulle attività che ogni associazione ha svolto durante l’anno nel proprio Paese, per poter argomentare e proporre attività congiunte da intraprendere o da portare avanti.

In questa visione globale di unità e di fratellanza il responsabile della Commissione Ifms per l’Italia, il Consigliere nazionale Mario Rumo proposto di istituire un premio tra i rispettivi candidati delle undici nazioni, da destinare a studenti o a classi meritevoli che prendano in considerazione la cura del territorio, la conoscenza dei reparti militari storici e i luoghi legati ai fatti d’arme. L’idea, accolta con entusiasmo, è quella di approcciare le nuove generazioni attraverso lo spirito genuino che unisce i soldati di montagna per trasmettere loro valori quali il sacrificio, la fratellanza e il senso del dovere, l’amore per la Patria. Come ha ricordato Genovese nel discorso di apertura, questi sentimenti che sono universalmente  riconosciuti e sono alla base della Federazione, devono ispirare il progresso umano; non devono rimanere un’astrazione della mente ma essere una realtà che unisce e incoraggia ad aiutare chi si trova in difficoltà. La sede dell’incontro ha accolto gli stranieri tra Piazza delle Erbe, San Zeno e Piazza dei Signori. In questi luoghi si è potuto rivivere il ricordo del famoso Adige e della sua storia alpina, grazie al fondamentale contributo della Sezione di Verona e del suo Presidente Luciano Bertagnoli, agli energici e indispensabili volontari di Protezione Civile, ai Gruppi di Chievo, Peschiera del Garda, Malcesine, Colognola ai Colli e S. Massimo, che con ospitalità hanno incoraggiato un’atmosfera conviviale e “alpina” tra tutti i partecipanti della tre giorni.

I lavori si sono conclusi presso la Camera di Commercio, il cui Presidente Giuseppe Riello, per l’interessamento di Claudio Valente, ha gentilmente messo a disposizione la sala Auditorium Domus Mercatorum e ogni supporto necessario. A conferma della tradizionale alternanza tra le nazioni aderenti, la Polonia si è offerta di ospitare il prossimo appuntamento nel 2019 a Polanica Zdrój, con l’auspicio che la Federazione fornisca il suo sia pur piccolo contributo alla libertà e alla concordia, presupposto e condizione di quella giustizia sociale cercata dai padri fondatori della Federazione.

Articolo tratto da L'ALPINO di novembre 2018 - www.ana.it

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